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Mortality and Morality: A Search for Good After Auschwitz

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Hans Jonas (1903-93) was a German Jew, pupil of Heidegger and Bultmann, lifelong friend and colleague of Hannah Arendt at the New School for Social Research, and one of the most prominent thinkers of his generation. The range of his topics never obscures their unifying thread: that our mortality is at the root of our moral responsibility to safeguard humanity's future. Mor Hans Jonas (1903-93) was a German Jew, pupil of Heidegger and Bultmann, lifelong friend and colleague of Hannah Arendt at the New School for Social Research, and one of the most prominent thinkers of his generation. The range of his topics never obscures their unifying thread: that our mortality is at the root of our moral responsibility to safeguard humanity's future. Mortality and Morality both consummates and demonstrates the basic thrust of Jonas's thought: the inseparability of ethics and metaphysics, the reality of values at the center of being.


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Hans Jonas (1903-93) was a German Jew, pupil of Heidegger and Bultmann, lifelong friend and colleague of Hannah Arendt at the New School for Social Research, and one of the most prominent thinkers of his generation. The range of his topics never obscures their unifying thread: that our mortality is at the root of our moral responsibility to safeguard humanity's future. Mor Hans Jonas (1903-93) was a German Jew, pupil of Heidegger and Bultmann, lifelong friend and colleague of Hannah Arendt at the New School for Social Research, and one of the most prominent thinkers of his generation. The range of his topics never obscures their unifying thread: that our mortality is at the root of our moral responsibility to safeguard humanity's future. Mortality and Morality both consummates and demonstrates the basic thrust of Jonas's thought: the inseparability of ethics and metaphysics, the reality of values at the center of being.

30 review for Mortality and Morality: A Search for Good After Auschwitz

  1. 5 out of 5

    Rosanna

    Premetto d’essere ignorante. Molto. Che da persona molto ignorante mi avvicino ad argomenti difficili, più grandi di me, con la curiosità e il timore di una bimba che impara a muovere i primi passi nel mondo, nel mondo dei pensieri altrui nel mio caso. Già la domanda-titolo mi ha meravigliata e schiantata: ho dovuto leggere e rileggere. Quanta presunzione ho di poter capire! di volerlo fare… Ad Auschwitz non si morì per la propri fede religiosa, ma per il fatto di essere umani (ed ebrei e disabili e Premetto d’essere ignorante. Molto. Che da persona molto ignorante mi avvicino ad argomenti difficili, più grandi di me, con la curiosità e il timore di una bimba che impara a muovere i primi passi nel mondo, nel mondo dei pensieri altrui nel mio caso. Già la domanda-titolo mi ha meravigliata e schiantata: ho dovuto leggere e rileggere. Quanta presunzione ho di poter capire! di volerlo fare… Ad Auschwitz non si morì per la propri fede religiosa, ma per il fatto di essere umani (ed ebrei e disabili e omosessuali eccetera…): la razza, solo un pretesto. E dio permise: perché? Che domanda terribile! L’autore prova, con la sua teologia speculativa, a dare una risposta, si aiuta con la creazione di un mito: quello dell’esser-nel-mondo di dio stesso, secondo il quale egli decise di rinunciare al proprio essere rimettendosi al caso, al rischio, al divenire…praticamente a Noi, alla Vita, alla Morte, al Male, al Dolore. Attraverso tutto ciò, la divinità esperisce se stessa, vive la propria avventura nel mondo, gli serviamo e gli serve tutto ciò che siamo, per ricostituirsi in modo sempre nuovo, sempre diverso. Che strano, questo dio: con noi egli soffre, ma non può farne a meno. Lo coinvolgiamo, lo costringiamo a prendersi cura di noi, a rischiare di perdere la fede che abbiamo in lui. Il Male, Auschwitz, hanno fatto perdere la fede a molti anche molti anni dopo, ma esistono solo perché dio non è onnipotente come lo immaginiamo: “non poté intervenire perché non fu in condizione di farlo” dopo aver concesso agli uomini la libertà rinunciando alla propria potenza. Ecco, ora dovrò rileggere “La notte” di Wiesel, per ritrovare quel bimbo sulla forca, penzoloni e agonizzante e dio con lui, per capire Jonas appieno. Ora capisco perché vi è questo episodio raccontato nell’introduzione. Dovrò leggere e ancora di nuovo. E dovrò pensare chi sono io stessa per sapere chi è dio?

  2. 4 out of 5

    Steffi

    Heute in einer Bücherkiste in der Nachbarschaft gefunden und gelesen, hab nicht wirklich etwas verstanden.😅🙈

  3. 4 out of 5

    soulAdmitted

    "Avendo definito in anticipo come 'senso' unicamente ciò che si può verificare mediante dati sensibili, tale affermazione identifica ciò che ha senso con ciò che è possibile conoscere. A questo atto di forza per definizione, deve obbedire solo chi l'ha accettato". "I tre attributi in questione - bontà assoluta, potenza assoluta e comprensibilità - sono fra loro in rapporto tale che ogni relazione tra due di loro esclude il terzo. Questo è allora il problema vero: quali sono i due concetti veramen "Avendo definito in anticipo come 'senso' unicamente ciò che si può verificare mediante dati sensibili, tale affermazione identifica ciò che ha senso con ciò che è possibile conoscere. A questo atto di forza per definizione, deve obbedire solo chi l'ha accettato". "I tre attributi in questione - bontà assoluta, potenza assoluta e comprensibilità - sono fra loro in rapporto tale che ogni relazione tra due di loro esclude il terzo. Questo è allora il problema vero: quali sono i due concetti veramente irrinunciabili, fondamentali, per il nostro concetto di Dio?" (Una qualsiasi delle risposte possibili inaugura un percorso spirituale - ed eventualmente teologico -che oltre a non essere compatibile con gli altri è incomparabile. In Assoluto. Per l'appunto).

  4. 4 out of 5

    Mz

    Τρεις θείες ιδιότητες (καταληπτότητα, παντοδυναμία, παναγαθότητα) που είναι αδύνατο να συνυπάρχουν, καθώς η ένωση των δύο αποκλείει την τρίτη, λέει ο συγγραφέας. Μια απάντηση στο παλιό "παράδοξο του Επικούρου" ύστερα από την πείρα του Ολικαυτώματος (post holocaust theology).Το βιβλιαράκι αποτελεί διάλεξη στο Πανεπιστήμιο της Τυβίγγης, το 1984.Ο Jonas, όντας Εβραίος φιλόσοφος και θεολόγος επηρεασμένος από την ιδέα του ṣimṣūm (צמצום) της Καμπάλα του Λούρια , αποκλείει τη θεϊκή παντοδυναμία, μαζί μ Τρεις θείες ιδιότητες (καταληπτότητα, παντοδυναμία, παναγαθότητα) που είναι αδύνατο να συνυπάρχουν, καθώς η ένωση των δύο αποκλείει την τρίτη, λέει ο συγγραφέας. Μια απάντηση στο παλιό "παράδοξο του Επικούρου" ύστερα από την πείρα του Ολικαυτώματος (post holocaust theology).Το βιβλιαράκι αποτελεί διάλεξη στο Πανεπιστήμιο της Τυβίγγης, το 1984.Ο Jonas, όντας Εβραίος φιλόσοφος και θεολόγος επηρεασμένος από την ιδέα του ṣimṣūm (צמצום) της Καμπάλα του Λούρια , αποκλείει τη θεϊκή παντοδυναμία, μαζί με την οποία όμως χάνεται οριστικά η πίστη στα γεγονότα της Βίβλου (ή του Ταλμούδ αντίστοιχα) και ακολούθως οι μονοθεϊστικές θρησκείες ακυρώνονται, όπως γράφει ο Σταύρος Ζουμπουλάκης, ασκώντας κριτική στον Jonas, στο δοκίμιό του "ο Χανς Γιόνας και ο Θεός στο Άουσβιτς και μετά το Άουσβιτς".

  5. 4 out of 5

    Maurizio Manco

    "Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile (nel governo del mondo in cui noi unicamente siamo in condizione di comprenderla). Ma se Dio può essere compreso solo in un certo modo e in un certo grado, allora la sua bontà (cui non possiamo rinunciare) non deve escludere l’esistenza del male; e il male c’è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è "Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile (nel governo del mondo in cui noi unicamente siamo in condizione di comprenderla). Ma se Dio può essere compreso solo in un certo modo e in un certo grado, allora la sua bontà (cui non possiamo rinunciare) non deve escludere l’esistenza del male; e il male c’è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è comprensibile e buono e che nonostante ciò nel mondo c’è il male. E poiché abbiamo concluso che il concetto di onnipotenza è in ogni caso un concetto in sé problematico, questo è l’attributo divino che deve venir abbandonato." (pp. 33, 34)

  6. 4 out of 5

    Giada

    Largamente consigliato, soprattutto per un primo approccio all'argomento. Largamente consigliato, soprattutto per un primo approccio all'argomento.

  7. 4 out of 5

    Paola

    Filosofia teologica applicata al tentativo di ricerca di una risposta alla Domanda: se D esiste come ha potuto permettere l’Olocausto? e perché non é intervenuto? Jonas non rinuncia a cercare una risposta a una di quelle domande che kantianamente si reputa impossibile darvi risposta con il pensiero il quale viene a confrontarsi con l’intangibile e l’inconoscibile. (soprattutto per quanto é attinente al religioso) Inizia con un racconto, un myhos personale, una sua raffigurazione della genesi del mo Filosofia teologica applicata al tentativo di ricerca di una risposta alla Domanda: se D esiste come ha potuto permettere l’Olocausto? e perché non é intervenuto? Jonas non rinuncia a cercare una risposta a una di quelle domande che kantianamente si reputa impossibile darvi risposta con il pensiero il quale viene a confrontarsi con l’intangibile e l’inconoscibile. (soprattutto per quanto é attinente al religioso) Inizia con un racconto, un myhos personale, una sua raffigurazione della genesi del mondo e dell’uomo da parte di D.: D che come nella teoria qabbalistica di Luria (Tzimtzoum) si “ritira”, si “ripiega” su di sé per lasciare spazio alla creazione. Ma Jonas va oltre lo Tzitzoum e vi aggiunge che questo “ripiegamento” implica anche un de-potenziamento, una parziale rinuncia alla totipotenza in quanto condizione necessaria affinché la creazione possa essere e divenire. Una potenza assoluta detenuta da D avrebbe come risultato il Nulla, il vuoto, così come una libertà assoluta non può essere se non si confronta con la necessità. O così come il bianco lo diviene perché confrontato con il nero. Dei tre attributi divini: bontà assoluta, possibilità di comprenderlo e conoscerlo e appunto l’onnipotenza, solo l’assenza di quest’ultimo può spiegare il Male che si é manifestato in tutto il suo indicibile orrore. La “impotenza” di D fa si che egli non decida, determini, imponga ma “partecipi” al destino della sua creazione. Ed é responsabilità dell’uomo assumersi questa condizione divina, questo agire determinato, questo potere. Almeno questo é quel poco che mi pare di aver capito da queste densissime paginette.

  8. 5 out of 5

    Carl

    A series of loosely interconnected essays, each of which is remarkable, but the whole does not always stand on two feet. Jonas accomplishes three remarkable things in this book. Firstly, he argues coherently for a life-centered ethics. Secondly, he shows how to do this without abandoning human chauvinism (One might wish he had abandoned human chauvinism.) Thirdly, he argues while ethics needs ontological grounding in order to avoid the threat of nihilism, and that theological speculation is desi A series of loosely interconnected essays, each of which is remarkable, but the whole does not always stand on two feet. Jonas accomplishes three remarkable things in this book. Firstly, he argues coherently for a life-centered ethics. Secondly, he shows how to do this without abandoning human chauvinism (One might wish he had abandoned human chauvinism.) Thirdly, he argues while ethics needs ontological grounding in order to avoid the threat of nihilism, and that theological speculation is desirable, he nevertheless denies that the ontological grounding of ethics must itself be theological. Theological speculation is a "luxury of reason," as he puts it, where reason goes beyond the realm of knowledge. It's a nice Kantian spin on what is otherwise an extension of Heideggerian existentialism to encompass the entire biological world.

  9. 4 out of 5

    Clara Mazzi

    Difficilissimo commentare Jonas: o lo si contesta nel dibattito teologico- filosofico, ma non ne ho nè ragione, nè le capacità, oppure non si può fare altro che ringraziare per aver regalato del tempo per una splendida riflessione. Senza mai mettere in discussione l'esistenza di Dio, Jonas propone la seguente risposta al non intervento divino di fronte all'evento Auschwitz e alla Shoa: pur essendo Dio sofferente (e ne spiega il perché), diveniente e partecipe, nel senso che si prende cura degli Difficilissimo commentare Jonas: o lo si contesta nel dibattito teologico- filosofico, ma non ne ho nè ragione, nè le capacità, oppure non si può fare altro che ringraziare per aver regalato del tempo per una splendida riflessione. Senza mai mettere in discussione l'esistenza di Dio, Jonas propone la seguente risposta al non intervento divino di fronte all'evento Auschwitz e alla Shoa: pur essendo Dio sofferente (e ne spiega il perché), diveniente e partecipe, nel senso che si prende cura degli uomini, delle sue creature, dal momento in cui Egli ha concesso la libertà all'uomo si è privato della potenza, pertanto Egli non è libero di intervenire ma deve continuare "con muta perseveranza la realizzazione del suo fine incompiuto."

  10. 5 out of 5

    Jean-Pierre

    Auschwitz calls into question the traditional view of God as immanent in History. If belief in God is to be saved (a postulate to which Jonas adheres), there is a need for a new myth and definition of the category of the divine. Which may seem shocking to who conceives of God as an immutable Being, objectively given; much less so to who recognizes (like Jonas) that constructing images of God is what the homo religiosus has been doing all along, and that the images must and do change in response Auschwitz calls into question the traditional view of God as immanent in History. If belief in God is to be saved (a postulate to which Jonas adheres), there is a need for a new myth and definition of the category of the divine. Which may seem shocking to who conceives of God as an immutable Being, objectively given; much less so to who recognizes (like Jonas) that constructing images of God is what the homo religiosus has been doing all along, and that the images must and do change in response to the human experience and predicament.

  11. 4 out of 5

    Reinhard Gobrecht

    Auschwitz: Gott lies es geschehen. Was für ein Gott konnte es geschehen lassen? Hans Jonas malt verschiedene Gottesbilder. Einen leidenden, einen werdenden, einen sich sorgenden Gott. Im bloßen Zulassen menschlicher Freiheit liegt ein Verzicht der göttlichen All-Macht. Mit der Schöpfung gibt Gott ein Teil seiner absoluten Macht auf, die Schöpfung ist ein Akt göttlicher Selbstentäußerung. Es ist am Menschen Gott etwas zurückzugeben, dieses kann er tun, indem er darauf achtet, dass nichts seinetwege Auschwitz: Gott lies es geschehen. Was für ein Gott konnte es geschehen lassen? Hans Jonas malt verschiedene Gottesbilder. Einen leidenden, einen werdenden, einen sich sorgenden Gott. Im bloßen Zulassen menschlicher Freiheit liegt ein Verzicht der göttlichen All-Macht. Mit der Schöpfung gibt Gott ein Teil seiner absoluten Macht auf, die Schöpfung ist ein Akt göttlicher Selbstentäußerung. Es ist am Menschen Gott etwas zurückzugeben, dieses kann er tun, indem er darauf achtet, dass nichts seinetwegen geschieht, dass es Gott um das Werdenlassen der Welt gereuen muß.

  12. 5 out of 5

    Micah

  13. 4 out of 5

    Ilaria Tiglio

  14. 4 out of 5

    Tosco Irene

  15. 5 out of 5

    Irene

  16. 4 out of 5

    Clementina Labò

  17. 5 out of 5

    Alessandra Lombardo

  18. 4 out of 5

    Chiara Ghidelli

  19. 5 out of 5

    Silas

  20. 4 out of 5

    Rita Lorenzo

  21. 4 out of 5

    Spes

  22. 4 out of 5

    Sara

  23. 5 out of 5

    Lukas

  24. 4 out of 5

    dogrunner190ck

  25. 4 out of 5

    Lea Dürig

  26. 4 out of 5

    Sara

  27. 5 out of 5

    Léna

  28. 4 out of 5

    Ronald Michalsky

  29. 4 out of 5

    Silvia

  30. 4 out of 5

    Alessandra Smiderle

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